autore foto Renato Bontognali

Storia

[da Rivista Patriziale Ticinese N. 4/2006 - Franco Celio]

Quella della STEA - Società Ticinese di Economia Alpestre - è una sigla ben nota negli ambienti rurali del nostro Cantone.

Dal lontano 1946 sta infatti ad indicare un'Associazione impegnata nella valorizzazione dei nostri alpi e dei loro prodotti.

Una necessità del dopoguerra

La seconda guerra mondiale, con i problemi che ne derivano anche per i bisogni alimentari della popolazione, aveva consentito una rifioritura dell'economia alpestre.

L'agricoltura e l'allevamento, che nei decenni precedenti erano già in declino a causa del progressivo affermarsi dell'industria e dei servizi, erano infatti tornati in auge grazie al Piano Wahlen.

Quest'ultimo, facendo di necessità virtù, aveva poi imposto un "ritorno alla terra" sia mediante la coltivazione di ogni terreno in grado di produrre, sia mediante lo sfruttamento dei pascoli a beneficio di un allevamento che aveva ripreso vigore.

Alla fine del conflitto, il ritorno alla normalità aveva però accentuato quel declino di cui si diceva.

Al tempo stesso aveva pure avviato un cambiamento negli stili di vita.

Il passaggio da una società tradizionalmente povera a una nella quale cominciava a diffondersi un certo benessere, fece poi sì che lavori e fatiche che in passato apparivano normali fossero sempre meno accettati.

In questo contesto, anche l'alpeggiatura doveva per forza adeguarsi, pena il rischio di scomparire.

Per migliorare le condizioni di vita e di lavoro sugli alpi, nel 1946 nacque quindi la STEA.

A farsene promotori erano stati alcuni funzionari appoggiati dal Consigliere di Stato Guglielmo Canevascini.

Tra essi è doveroso citare in particolare l'ing. Renato Solari, capo della Sezione bonifiche fondiarie e il maestro Celso Pedretti, insegnante di casearia alla Scuola agricola di Mezzana.

Con loro Bruno Legobbe, funzionario "polivalente", che terminò la sua carriera quale segretario del Dipartimento dell'economia pubblica (e che in seguito fu pure Presidente del Gran Consiglio), il quale assunse il segretariato della neonata Associazione.

Affinché quest'ultima avesse un senso occorreva però coinvolgere gli attori diretti dell'alpicoltura: proprietari d'alpe e Patriziati.

Alla presidenza fu quindi chiamato il deputato leventinese Giacomo Pedimina, Presidente pure della locale Società agricola.

Attività variegata

I primi decenni di attività della STEA furono caratterizzati soprattutto dalle migliorie alpestri, ovvero dalla realizzazione di condizioni di vita e di lavoro più degne e più conformi alle nuove concezioni.

Ci si preoccupò in particolare di due aspetti: la costruzione di nuovi stabili, più decenti delle vecchie cascine spesso insalubri e la realizzazione di vie di accesso percorribili anche con veicoli a motore (allora in piena espansione).

Ci si preoccupò pure di migliorare la qualità dei prodotti, mediante l'organizzazione di corsi e giornate informative per i casari e l'istituzione di premi per le migliori produzioni.

Altri punti forti dell'attività (sia durante la presidenza di Pedimina, sia nel corso di quella del suo successore Remo Croce) furono le iniziative volte a "fidelizzare" il personale, mediante l'attribuzione di premi a coloro che avevano trascorso sugli alpi un numero significativo di stagioni, nonché iniziative volte a migliorare la qualità del pascolo.

A questo fine, specie negli anni '60 e '70, la STEA organizzò diversi viaggi di studio in Svizzera e all'estero dai quali i partecipanti trassero altri stimoli di miglioramento (mungitura meccanica, miglioramento dei pascoli, ...).

Negli anni più recenti l'accento è invece stato messo su attività di promozione dei prodotti, specie mediante la partecipazione a esposizioni o rassegne gastronomiche e l'introduzione del marchio DOP.

Quattro Presidenti e ora il quinto

Nel corso della sua storia la STEA ha avuto solo quattro Presidenti.

A Giacomo Pedimina, rimasto in carica 16 anni, nel 1962 è succeduto il già citato Remo Croce, segretario dei Boggesi di Piora, sindaco di Quinto e anch'egli deputato in Gran Consiglio.

Dopo venti anni, a Remo Croce è succeduto Vindice Fogliani, municipale di Biasca e membro della locale amministrazione patriziale.

Dopo 24 anni, Vindice Fogliani ha ceduto il posto a un "tecnico": Giorgio Antonioli, finora Vicepresidente, che era stato il successore del maestro Celso Pedretti a Mezzana.

L'Assemblea di novembre 2012 elesse Valerio Faretti in qualità di nuovo presidente. Faretti è di professione tecnico di casearia (diploma ottenuto dalla scuola di Grangeneuve FR).